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La street art tra i muri dell’Università: l’omaggio a Gloria Anzaldúa


Oggi più di ieri la street art può essere il racconto di una storia, di un progetto e di un ideale, espressione di passioni, di persone di relazioni tra loro.
La nostra rubrica oggi è un lungo viaggio in un progetto che ha visto sinergie affini rivolgersi all’omaggio di una grande donna. Succede a Bari, dove la street art diventa propedeutica all’insegnamento tra i banchi dell’Università. L’intuito e la devozione di Paola Zaccaria, Docente di culture visuali e letterarie anglo americane all’Università degli Studi di Bari, Dip. di Scienze della Formazione, Psicologia, Comunicazione (della quale lascerò scorrere i periodi in corsivo che seguono) hanno fatto sì che si realizzasse un incontro speciale, tra i suoi studenti e lo street artist Chekos per parlare di Gloria Anzaldùa in un omaggio a lei dedicato.
Questo è avvenuto racconta Paola Zaccaria – all’interno della giornata di studi ed eventi “Archivi de-generi: politiche e pratiche femministe di ieri e di oggi” organizzata dall’Archivio di genere “Carla Lonzi”, con sede presso il Dip. di Scienze della Formazione, Psicologia, Comunicazione. La giornata era stata strutturata in quattro eventi-azioni. L’azione per Gloria Anzaldúa, cui è stata intitolata un’aula dipartimentale, era stata pensata nella forma di un’ofrenda, installazione che nella cultura messicana intende ricordare e salutare una persona morta. Nel nostro caso,  il rituale si articolava in musica, brevi letture dai suoi testi, proiezioni e il live painting dell’artista Chekos Art, in collaborazione con l’Associazione Culturale ARACNEA.
Gloria Evangelina Anzaldúa (Settembre 1942 – Maggio 2004) fu scrittrice chicana (messico-americana), femminista e attivista sociale, teorizzatrice e poeta del pensiero critico del confine e dei concetti di mestizajeborder crossing, queer e soprattutto della comunità transnazionale (raza). Nata in Texas al confine col Messico da braccianti migranti e vissuta a San Francisco, New York e Santa Cruz (California) dove si stabilì, da sempre concentrò studi e pensiero sulla decostruzione del genere bianco, del maschio, del colonialista e dell’omofonico – come figure che esercitano i poteri forti – e lottando per cambiare il modo di vedere i generi, da quelli sessuali a quelli letterari.
Nel 1996 continua Paola – sono inciampata nella poetica politica di questa mestiza con forti tratti indios nel viso e nella scrittura. Un inciampo in cui cuore e mente sono per  sempre rimasti imbrigliati. Ho tradotto alcune sue opere, introdotto il suo pensiero nei programmi di Culture letterarie e visuali anglo-americane da oltre quindici anni, l’ho portato in decine e decine di seminari e laboratori su genere, intercultura, migrazione. A livello didattico, la presenza di GA (Gloria Anzaldúa) in classe continua a produrre dapprima dubbi e insicurezze, poi diventa cibo di cui nutrirsi per la trasformazione dell’io in seguito alla presa di coscienza da parte degli studenti che le società in cui viviamo sono normativizzanti e conducono a visioni del mondo convenzionali. Poi, quando arriva l’onda forte della messa in discussione dei confini dentro e fuori di noi, e afferriamo il nesso tra attraversare deserti e fiumi per giungere in USA e attraversare deserti e Mediterraneo per approdare a Lampedusa o a Otranto, scatta la coscienza dei neo-colonialismi e molto altro.
Quando sono andata in Dipartimento per osservare con i miei occhi l’opera e a capirne il progetto, ho percepito il forte desiderio di ricordare la scrittrice “pensatrice del pensiero oltre i confini” e omaggiarla in quanto incarnazione di una lotta ideologica e un esempio per le giovani generazioni nella creazione e individuazione della propria identità e del proprio pensiero. Il modo migliore è stato chiaramente avvicinarli attraverso il linguaggio giovane dei giovani.
Avendo già sperimentato esattamente un anno fa, a maggio, (in giornate di studio sull’immaginario organizzate dal gruppo di ricerca “S/Murare il Mediterraneo”, la rivista francese “Le Cahiérs européennes de l’imaginaire” e l’Università di Montpellier, e dedicate alla “Street art ed estetiche barocche nella città contemporanea”, che vide la presenza della collagista francese Madame, la cui opera si sviluppò sul muro nella hall del Dipartimento) l’energia esaltante che viene dal mandare in contemporanea momenti di riflessione e di studio con momenti di creatività visuale secondo le forme della street art che io preferisco declinare nelle pratiche di artivismo*, ho proposto alla direttrice di poter chiamare un artista che “segnasse” ancor di più lo spazio-aula intitolato a GA, mettendoci la faccia, ovvero, invece di una foto e nota bio accanto alla porta, un murale. Marika Marangella, nostra ex-studente, laureatasi con me con una tesi sulla street photography americana, a sua volta estimatrice di GA, mi ha messo in contatto con Aracnea e con la loro strabiliante, generosa offerta “Affidaci un muro”. Abbiamo da subito amato il tratto muralista “latino” e l’attenzione al sociale di ChekosArt e…questo ha reso indimenticabile la giornata del 18 maggio e il suo wall painting ha reso indimenticabile per gli studenti del presente  e del futuro la grande mestiza nepantlera e tutti i raccordi con le storie del  MediterrAtlantico che incarna per noi, abitatori di queste sponde. La stanza, per l’ora dell’evento fremeva di sentimenti, pensieri, relazioni transgenerazionali e tra docenti e allievi divenuti, per l’occasione, curatori e voci narranti.
* una disciplina tra arte e attivismo, l’artivismo sottolinea l’idea della complessità culturale ibrida del XXI secolo, ma soprattutto sottolinea l’appartenenza ad una identità comunitaria sovranazionale.
Chekos, artista leccese invitato a rappresentare Gloria, è rimasto molto colpito dalla scrittrice; ne ha studiato il suo essere donna, la poetica e il suo ruolo da scrittrice prima di tradurre in immagini le emozioni e l’operazione che si voleva realizzare. Mantenendo l’idea dello stencil, l’artista ha creato un’opera site specific pensando a tutto, a cominciare dai colori, immaginati non solo per richiamare la figura di Gloria e della sua cultura chicana, ma anche per uniformarsi all’estetica del palazzo universitario che da pochi giorni è la sua casa. A fianco al suo ritratto, che si moltiplica per ben cinque volte sul muro dell’aula a lei dedicata, a rafforzare il suo ricordo e i suoi concetti, le tre parole chiave che l’hanno accompagnata nella sua esistenza. 
Mestizaje – “meticciato”
Border – confine
Raza – pensiero precoloniale indigeno che sopravvive e identifica il senso di appartenenza di tutti i nativi e i discendenti della comunità messico americana, dispersa tra le due Americhe.
Il backstage del making of dell’opera racchiuso in questi scatti è di @marikamarangella, la cui nota su tutta la storia chiude questo articolo speciale.
Un anno fa, l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” ha aperto le porte alla Street artist parigina Madame; quest’anno ha replicato dando spazio a Chekos e alla sua creatività. Tra bombolette e stupore, l’Università è diventata luogo d’incontro tra la realtà Street e il rigido mondo accademico. Non soltanto libri ed esami, il mondo accademico cambia registro comunicativo e si trasforma, avvicinandosi a noi studenti e al nostro modo di comunicare. I noiosi e anonimi muri bianchi si fanno da parte e si lasciano travolgere dall’energia del colore. Grazie a queste iniziative, l’edificio sta, pian piano, assumendo le sembianze di uno squat parigino e il merito è della Prof.ssa Zaccaria, che è sempre attenta alle novità e ai bisogni degli studenti.

Sara Meledandri










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